#Tamraght #Taghazout #Marocco

Dicembre e febbraio 2025. Tamraght e Taghazout sono due piccole città sulla costa atlantica del Marocco, a un'ora di autobus da Agadir e tre e mezza da Marrakesh. 

Scegliere se viaggiare coi mezzi pubblici, coi taxi o coi privati è una scelta per vivere il Marocco. 

Ogni posto è raggiungibile. Certo ci vogliono i dirham, ma un accordo si trova sempre, basta che sia franco e che accontenti tutti. Poi mano sul cuore e shokram (grazie).

Fuori dagli aeroporti (tranne a Dakhla, ma lo scoprirò poi), tutti si prodigano per offrire un passaggio verso ovunque. Fuori dalla cupola vetrata dell'aeroporto di Marrakesh, ci si può accordare con altri turisti, italiani sempre presenti, per condividere la destinazione. Ai taxi ufficiali si può preferire l'app Indrive ma è in stile marocchino: si fa ma non si capisce se si può fare. Se la usi e incontri uno dei frequenti controlli stradali, il tassista improvvisato ti fa cortesemente scendere per mostrarti subito dove ti ricaricherà, finito il controllo. Tutto si svolge con il sorriso. Senza patemi. Come nell'Italia anni 70, quando le capacità adattiva ed empatica facevano la differenza. 

Gli autobus di linea da Marrakesh e da Agadir sono comunque affidabili e puntuali. A volte pieni. Alla pensilina di Agadir in direzione Tamraght, si avvicinano le auto private, già zeppe ma che possono piazzare ancora un passaggio. Si concorda il prezzo e ci si fa spazio. Donne di ritorno dal soukh, turisti surfisti e non, giovani, anziani ci si può stipare vicino a chiunque. A velocità moderata si procede, per poi rallentare e fare scendere alla fermata pattuita il viaggiatore, ma sempre sullo stradone principale che unisce Tamraght e Taghazout. Non si inerpicano sulla collina affacciata alla costa per recapitare il turista carico davanti al suo ostello o albergo. Ma solo perché sono pieni. I marocchini, con rispetto, possono fare tutto, basta accordarsi. 

Tamraght e Taghazout distano pochi km e lo stradone N1 offre passaggi privati o di autobus di continuo tra le due cittadine. 

Tamraght si sta facendo bella per fare concorrenza alla più grande e turistica Taghazout. 

Entrambe si sviluppano dalla costa alla collina. Taghazout ha un piccolo mercato di botteghe per turisti, street food e bar tra le stradine strette che degradano dalla via principale al mare. Mentre la collina, oltre ai negozietti per turisti con tutto in vendita, si sviluppa tra vie asfaltate tra ostelli e alberghetti a conduzione familiare. Spesso con cucina in comune e lavanderia per andare incontro alle esigenze più spartane.

Tamraght, oltre allo stradone sulla costa, vanta una strada interna che si inerpica sterrata tra macerie di edifici in costruzione o in distruzione. La gran parte ospita, anche qui, gli ostelli per i surf camp, le settimane intensive per imparare a stare in piedi sulla tavola da surf.  Cespugli di piante grasse e aloe ovunque distraggono con un po' di verde il monopolio alla vista del color ocra della terra. Anche le case dei residenti, coi bambini che giocano ovunque, sono adattate al meglio ma orfane di un quadro regolatore. I loro occupanti assistono a un impulsivo sviluppo economico e turistico, che ha visto le onde del mare diventare sempre più una ricchezza. E non per il comunque buon pescato.

Tutto gira intorno alle onde dell'oceano Atlantico. Perfette, regolari e ritmiche. Il paradiso dei turisti surfer. Scarsi, si perché sono ideali per iniziare a stare in piedi sulla tavola. Le onde per i più riders sono appena più lontane e i surfisti si dividono per capacità: i più bravi sono più lontani dalla riva dove indugiano i debuttanti. Per prima si cavalca l'acqua bianca, ovvero la schiuma delle onde ormai infrante. Solo dopo aver raggiunto la posizione eretta sulla tavola e averla condotta un po' di qua e di là, si può tentare l'onda verde, quella vera. Quella che si deve prendere col timing giusto, che ti innalza, ti sbalza o in caso della miglior performance, ti fa planare dall'alto dei suoi due metri di increspatura.

Tamraght e Taghazout sono il nuovo Marocco: giovane e turistico, pronto ad accogliere i giovani occidentali che a Natale preferiscono l'infradito e la braga corta agli scarponi da sci. E soprattutto la tavola da surf: fa figo, ma è ancora più figo saperci andare. È un tripudio propriocettivo. Mettersi in piedi su una tavola sospinta dall'acqua in movimento è pura gioia.

I signori e gli anziani al bar osservano i giovani turisti occidentali in cerca delle onde. I tatuaggi abbondanti sulle pelli chiare catturano la loro attenzione. Osservano, mentre discorrono tra loro attorno ai tavolini di plastica dei dehors, che offrono appoggio ai bicchierini vuoti di thè alla menta. Le gambe accavallate strette, appoggiati sui gomiti, fanno gruppo tra le boccate delle immancabili sigarette, che sfumano i contorni dei visi mori coperti da chiome ancora folte, più scure che bianche.

È dicembre, ma si arriva a più di 20°di giorno. Di sera, è fresco. Tranne per i chiari europei del nord, pronti al bagno di mezzanotte a Capodanno con falò sulla spiaggia di Taghazout. Le feste all'occidentale sono negli alberghi più inn. Un locale più turistico sulla spiaggia di Taghazout offre musica e drink alcoolici per festeggiare il nuovo anno. I turisti più giovani sono tutti qui. I giovani del posto scoprono l'emancipazione femminile occidentale. Se qualcuno esagera, sono gli stessi proprietari del locale a spegnere la musica, rinunciare all'incasso e chiudere tutto prima di incorrere in pene più severe da parte delle autorità locali. Queste cercano di far andare d'accordo le esigenze turistiche coi costumi locali. L' impressione è che non perdonino. Infatti, all'improvviso, una decina di ben piazzati uomini in divisa e manganello alla cintura, interviene e si porta via un gruppo di pochi ragazzi del posto più accesi per poi spegnerli in privato. I turisti godono di maggior tolleranza ma è evidente che gli eccessi non piacciono. Soprattutto se sono a base alcoolica. La bibita inebriante è appena tollerata, ma non fa dimenticare il decoro e il rispetto richiesti. La si tollera perché concorre a fare mangiare tutti. Nessuno si affaccia dalle case per protestare contro gli inevitabili schiamazzi notturni. I marocchini sono pacifici e tolleranti e anche consapevoli che il recente passato era fatto di una meno sopportabile povertà.

Al mercato di Agadir si apprezzano la compostezza e la dignità marocchina: il souk è ordinato, pulito, controllato. Tante spezie e scarpe sportive di tutti i gusti. I venditori sono meno invadenti che a Marrakesh (ma non discreti come a Dakhla). Fuori, i carretti di succhi d'arancia o canna da zucchero deliziano la bocca arsa da una temperatura sempre calda, ma gradevole.

Tamraght, Taghazout e più in generale il Marocco sono mete che conquisteranno una fetta crescente di viaggiatori, soprattutto europei alla ricerca di un clima mite fuori stagione. Dalla loro hanno una gioventù numerosa ed intraprendente: l'inglese, a Taghazout e Tamraght, ha preso il posto del francese per una vocazione che appare sempre più turistica ed internazionale con la tavola da surf a fare da traino.

                                          


















Commenti

  1. Affascinante questo articolo.. mi fa' pensare ad un ottimo posto per relax e sport..

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