Varsavia
Varsavia è una bella capitale europea, che merita di essere visitata per un city break fuori porta. “Varsavia - dice orgogliosa Graziela, energica e loquace guida locale - è la quarta città europea (dopo Roma, Barcellona e Lisbona a suo dire) ad essere scelta come meta per una visita mordi e fuggi nel vecchio continente”. L’AI e altre aggiornate ricerche non concordano, ma la capitale merita di essere visitata.
Ryanair ti porta a Modlin, aeroporto a più di 30 km dalla capitale polacca, per circa 90€, ritorno incluso. Economico ma l’aeroporto Chopin è più vicino e più comodo.
L’inglese per i turisti non è onnipresente e il polacco non lo si interpreta con facilità: meglio pianificare in anticipo con sant’ Internet. All’aeroporto di Modlin, i taxi sopperiscono alle poco frequenti corse delle corriere locali e devono fronteggiare la concorrenza di Uber e soprattutto dell’applicazione Bolt (più economica ma meno capillare). La corsa per il centro costa sui 30€ circa. La Polonia è parte integrante dell’Unione Europea, ma all’euro ha preferito mantenere lo zloty polacco: gli importi vanno divisi per 4 per un calcolo grossolano ma immediato. Le carte sono accettate ovunque e non si fa difficoltà a trascorrere un weekend senza cambiare l’argent de poche.
La campagna nei dintorni di Varsavia si lascia ammirare: rilassante e curata. Fattorie dai tetti spioventi osservano le ampie distese verdi della pianura. I ciottoli delle strade rurali danno quel senso retrò che ben si presta a un quadro di altri tempi..più probabile trovarlo verticalizzato su qualche social.
Varsavia è molto estesa e la sua ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale ha specializzato gli urbanisti locali nell’arte di ricostruire dalle macerie coniugando quel che era rimasto con quel che si è voluto fare, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino, quando l’ architettura si è potuta affrancare dai diktat architettonici sovietici.
“Dove c’è da ricostruire - afferma orgogliosa Graziela - sono chiamati i nostri architetti e ingegneri”. Per gli spostamenti in città conviene la formula abbonamento dei mezzi pubblici (poco meno di 9€ per i tre giorni). che garantisce l’uso di tram, autobus e della metropolitana, quest’ultima in espansione e che conta due linee incrociate.
Il cielo è un continuo carosello di nuvole che si rincorrono senza rilievi in grado di arrestarne o deviarne la corsa.
Dalla zona nuova vicina al centro città, si stagliano diversi grattacieli moderni, ambiziosi e specchiati. Per apprezzare la lungimiranza dello sguardo si può salire sulla Varso Tower, il grattacielo più alto nell’UE.
La piazzetta dell’Europa Unita mostra il principio urbanistico della capitale polacca: integrare il vecchio con il nuovo o, come si suol dire, l'innovazione con la tradizione.
La storia, gli eventi comunque recenti della seconda guerra mondiale permeano l'atmosfera. E la terra. Come il sottosuolo del ghetto (parola che deriva dal dialetto veneziano “rifiuto”, “si getta”) ebraico, i cui resti sono stati sepolti e livellati per fare germogliare nuova vita dopo essere stato il luogo del massacro dei 410000 ebrei che vi erano stati stivati.
Orgogliosi e segnati profondamente da questa immane sofferenza, i Varsaviani ricordano il 19 aprile 1943 (la rivolta durò fino al 16 maggio), giorno in cui i giovani nel ghetto si ribellarono. E soprattutto la rivolta di Varsavia iniziata il 1° agosto 1944, quando 300000 varsaviani morirono cercando di liberarsi dai nazisti senza l'aiuto dei russi così da poter autodeterminare il loro futuro post bellico. Speranza rivelatasi vana. Del periodo sovietico si parla poco se non per il palazzo stalinista così chiamato dai locali perché imposto dai sovietici e dalla cui sommità si gode di un’ottima vista “perché è l'unico luogo in città da cui non si vede il palazzo stesso”, spiega sorridente e ironica Graziela. Il risveglio dell'identità polacca coincide con Solidarnosc, Lech Walesa e il crollo del muro di Berlino.
La visita della città vecchia e nuova lungo la Vistola, il fiume che attraversa la capitale polacca, è ritmata da colpi d'occhio su edifici moderni e funzionali messi in risalto dal contrasto con gli edifici che conservano la loro storia: pesanti, squadrati e regolari. Gli appartamenti sono per la maggior parte di una metratura comunque limitata visto l'alto prezzo al metro quadro che nel centro si attesta sui 5.000€.
Le piazze e le vie del centro della città vecchia sono ampie e contornate da edifici più bassi, valorizzati, ben curati e, a volte, adornati formando una cornice cromatica elegante che rende al meglio nello sguardo di insieme. Nelle piazze principali poggiano su ciottolati che caratterizzano gli ampi stradoni pedonali.
Muoversi è facile anche se la frequenza dei passaggi dei mezzi pubblici è inferiore a quanto ci si aspetti.
Le zone a ridosso del centro appaiono meno affascinanti e praticate. Il brulicare della gente è riservato alle zone centrali. Numerosi, ben 74, sono i parchi verdi e ben curati nella città che cerca di mantenere una variegata naturalità come le piante di mimose giapponesi che riempiono la piazza dell' Europa Unita, luogo di aggregazione, socialità e musica, soprattutto nel periodo estivo, quando fa caldo e questi alberi colorano la vista.
“L' unica certezza che abbiamo noi varsaviani è che non c' è certezza del tempo che farà” dice Graziela. Dall’est arriva il vento gelido della Russia, diverso dalle miti correnti che spirano dall’Europa centrale.
Sono così i Varsaviani fanno i conti con ciò che il vento loro porta come la natura del territorio che non pone ostacoli all’arrivo di chicchessia: vento, nazisti o sovietici. “Abbiamo sempre vissuto tra due nemici: Germania e Russia, senza mai capire quale fosse il male minore”. Questo ha contribuito all' identità di un popolo fiero, resiliente che integra il passato con il presente.
L' Italia oltre alla pizza e alla moda è associata al mangiare bene. Come la verdura, tradotta dall' italiano, fatta conoscere e importata in Polonia dalla nobile italiana Bona Sforza divenuta regina di Polonia nel Cinquecento. "Quella che voi chiamate insalata russa - rivela Graziela - noi la chiamiamo "insalata italiana".
Varsavia dà l' idea di una Polonia in progresso, consapevole di aver resistito a prove terribili nel passato e di aver installato nelle giovani generazioni una buona dose di resilienza.
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